Posts tagged protocollo informatico
e-Gov 2012 e dematerializzazione
Oct 8th
Chissà in che condizioni arriveremo al 2012 … intanto è utile ragionare assieme sulle tecnologie abilitanti che fino ad oggi formano il patrimonio di best practices su piattaforma Microsoft. Il 29 Ottobre Microsoft in collaborazione con it Consult presentano a Napoli, in occasione del TechnologyBiz, un panel incentrato sulla dematerializzazione tra casi di studio e testimonianze di adozione delle nuove tecnologie basate sul paradigma del Citizen Service Platform.
L’evento è gratuito, di seguito vi giro l’agenda ed alcuni riferimenti:
- Dalla dematerializzazione ai servizi al cittadino
(Alessandro Adamo – Industry marketing manager settore pubblico – Microsoft) - Gestione documentale, processi e dematerializzazione
(Daniela Fuga – Account Manager – itConsult) - Circumvesuviana Napoli
(Roberto Pirozzi, Dirigente Servizi Informartici) - Comune di S.Giorgio a Cremano
(Giorgio Zinno, Vice Sindaco e Ass. Innovazioni Tecnologiche) - Sessione aperta di domande e risposte
josh Protocol! 2.0
Apr 9th
Sono stati giorni di lavoro intenso ed alla fine la nuova release di josh Protocol! ha visto la luce. Novità importanti dal punto di vista di architettura e di funzionalità: il nuovo iFilter per file P7M ha apportato un notevole contributo alla ricerca full-text inclusa nel protocollo informatico. I clienti ne beneficeranno a breve intanto ci stiamo avvicinando sempre di più alla nuova roadmap che prevede entro fine anno test con la nuova release di MOSS e di Internet Explorer 8 … chissà per il nuovo anno ci potrà essere anche qualche novità circa SilverLight!!
Appunti di Protocollo Informatico: i 4 livelli di attuazione
Apr 2nd
Capita spesso di confrontarmi sul *come* attuare politiche di protocollo informatico per la Pubblica Amministrazione, in realtà parte dei vincoli normativi riguardano anche le organizzazioni private, diciamo comunque che il *grosso* delle problematiche si hanno quando ci si interfaccia con le prime.
La normativa corrente, in termini di soluzione applicativa, definisce in maniera vincolante requisiti e modalità di fruizione del prodotto in maniera quasi maniacale: infatti una delle osservazioni più comuni è proprio quella che porta a considerare l’informatizzazione delle procedure di protocollo, cosi come descritte nella normativa, come semplice trasposizione di attività umane in termini di sistema informativo.
Sembra stupido ma è cosi: il protocollo informatico è sopratutto questo! E’ un grande contenitore di casi, di procedure ed eccezioni che rendono soltanto più veloce l’attività di *esplicare* una pratica. Non significa comunque che il tutto è banale, anzi, come ogni procedura umana informatizzata si è di fronte ad un livello di *capillarietà* di funzioni molto alta … senza considerare l’aspetto archivistico di procedure di gestione documentale che comunque sono presenti e devono essere automatizzate.
Non a caso, la normativa prevede diversi livelli di attuazione del Protocollo Informatico, ovvero:
- Nucleo Minimo
- Gestione Documentale
- WorkFlow
- Business Process Reengineering
Questi livelli sono resi necessari per dare modo alle organizzazioni di avviare un graduale processo di ri-organizzazione del sistema informativo al fine di conseguire una divisione logica del flusso documentale interno/esterno all’organizzazione stessa, il tutto basato sul concetto di pratica.
Nucleo minimo
Questo primo livello in realtà nasconde delle particolarità molto importanti. Se è vero che per nucleo minimo, di norma, si intendono le attività di *tenuta* di un registro elettronico dei protocolli è anche vero che esso include, ovviamente, tutte quelle attività di classificazione … molto care agli archivisti che rendono necessaria la presenza di un archivio elettronico delle pratiche acquisite dall’organizzazione. Va da se che, pur non vincolando la gestione informatica del protocollo, questo primo step di attuazione richiede la presenza di un qualche flusso che assicuri ai documenti un ciclo di vita pertinente alla vigente normativa in materia di dematerializzazione.
Gestione Documentale
Questa parte descrive la modalità *avanzata* di gestione del nucleo minimo, attraverso un entry point documentale che sia in grado di supportare tra le altre:
- Acquisizione elettronica dei documenti (segnatura elettronica, firma + eventuale marca)
- Assegnazione telematica della pratica (visibilità dell’organizzazione interna)
- Collegamento dei documenti alla gestione dei procedimenti interni
In pratica, non occorre soltanto un portale documentale, si ha la necessità in questo specifico caso, di prevedere una serie di funzionalità agiuntive che assicurino una corretta veicolazione delle informazione acquisite da parte dell’organizzazione.
WorkFlow
Razionalizzare i processi documentali è il requisito fondamentale del WorkFlow, cosi come è inteso dalla normativa sulla nuova PA digitale. Il beneficio tangibile diretto è la particolare *velocità* di individuazione dell’informazione a prescindere dalla logistica del documento e dalla sua conservazione.
Business Process Reengineering
Ultimo step: qui ci giochiamo il tutto per tutto! Dare in mano uno strumento di BPR ad una organizzazione pubblica può essere molto pericoloso. Ri-disegnare processi umani o documentali, solitamente richiede un’ampia visione dell’organizzazione interna, cosi da poter di volta in volta inglobare le competenze e profili aziendali i più idonei per l’espletamento di un processo amministrativo durante la sua modellazione. La normativa su questo punto non è molto chiara, si parla di potenzialità e di obiettivi, senza a mio avviso specificare, che forse un grado di maturazione dell’assessment è un requisito fondamentale per una buona riuscita dell’attuazione del protocollo informatico. Non è una novità che spesso all’interno di pubbliche amministrazione si ha una visibilità superflua dell’organizzazione (verticale il più delle volte) ed una *non spiccata* propensione alla conoscenza ed alla comprensione delle capacità, più che i ruoli, altrui. Uno strumento di BPM/BPR, deve prevedere situazioni di conflittualità relativi a competenze su determinati procedimenti ed una certa *dinamicità* di assegnazione dei ruoli aziendali. Faccio notare, con non poco fastideo, che uno dei casi in qui una forte propensione, sopratutto nella fae di accettazione del management, in questi casi, gioca un ruolo fondamentale nella buona riuscita del progetto ed in genrale della messa in opera di tutto il sistema informativo.
Livelli di attuazione diversi che hanno particolarità comuni da non sottovalutare durante la fase di analisi di un prodotto o di un qualsiasi intervento tecnologico basato su questo dominio applicativo. Particolarità che riguardano alcuni filoni logici che accomunano i seguenti concetti:
- L’identificazione del documento dal punto di vista di procedura e di classificazione;
- Il protocollo informatico come unico entrypoint di una organizzazione;
- La relazione tra ruoli ed organizzazione non incentrata sulle competenze;
Ambiente di sviluppo *scalabile*
Feb 3rd
Quando si parla di sviluppo in generale si tende a circoscrivere l’ambiente di produzione alla propria macchina o al massimo ad una delle tante macchine virtuali che abbiamo configurato. Ancor di più se parliamo di Microsoft Office SharePoint Server che come ben sappiamo soffre di limitazioni abbastanza *strette* in termini di portabilità delle soluzioni che sviluppiamo.
Pensate quindi alla necessità delle software house che sviluppano prodotti integrati in SharePoint e quindi i requisiti di scalabilità adottati per le operazioni di sviluppo, test e manutenzione del prodotto.
Con l’avvento di Windows Server 2008 e la tecnologia Hyper-V, virtualizzare è diventato oltre che pura *necessità* un modo efficace ed efficiente per predisporre ambienti, in questo caso di sviluppo, in grado di assicurare alta scalabilità di prestazioni con uno sforzo, il più delle volte, uguale a zero.
Ancor più difficile è mantenere un ambiente di sviluppo che sia in grado di assicurare le funzionalità del prodotto sia su sistemi operativi x86 che x64.
Per fare un esempio reale, da tempo oramai lo sviluppo e mantenimento di josh Protocol!, il prodotto che seguo principalmente, richiede un ambiente di certificazione Windows Server 2008, di conseguenza è necessario sostenere lo sviluppo, deploy e test del prodotto su piattaforma x64.
La soluzione che si è scelta tempo fà è risultata molto efficiente, sia in termini di prestazioni che di mantenibilità di uno degli ambienti di sviluppo che poggia principalmente su Windows Server 2008 x64 e MOSS 2007.
Questa figura mostra lo scenario tipico sul quale viene sviluppato josh Protocol! o qualsiasi altro prodotto di it Consult. Una architettura di questo genere ha molti vantaggi ma prima voglio spiegarvi la configurazione delle macchine presenti.
Hyper-V FARM 1 – è la vera e propria FARM di MOSS nella quale viene assemblato uno scenario NLB con uno o più server per l’indicizzazione o a loro posto più ruoli di query service ai singoli FE. Il cluester mantiene i DBs di configurazione ed eventualmente anche quelli dell’applicazione. La FARM mantiene degli ALIAS esterni che possono essere in seguito utilizzati per effettuare test interni o opoerazioni di manutenzione.
Hyper-V FARM 2 – è l’ambiente di sviluppo su macchine tipicamente Windows Server 2008 ma ne possono essere aggiunte anche altre di altro genere. Su ogni server vengono installate soltanto le componenti web di MOSS cosi da poter condividere una alta quantità di informazioni con la FARM senza sovraccaricare le macchine di sviluppo che a loro volta possono testare versioni x86/x64 del prodotto.
L’utilizzo di Hyper-V è essenziale per le operazioni di manutenzione e ripristino di diversi stati delle macchine cosi da agevolare anche l’estensione della stessa FARM o delle singole macchine di sviluppo.
L’occupazione delle risorse fisiche del server che ospita Hyper-V possono essere dinamicamente assegnate a seconda delle fasi di sviluppo del prodotto o ad esempio concentrate su singoli componenti (ad esempio Index Server(s), Cluster) per aumentare le capacità di calcolo.

