Posts tagged Innovazione
Vuoi abilitare la tua PEC ?
May 1st
La comunicazione sicura tra cittadino e Pubblica Amministrazione, qui … anche se da qualche giorno il portale recita:
Gentile Cliente,ci scusiamo per non poter
al momento processare la sua richiesta di attivazione in quanto è stato raggiunto il
numero massimo di connessioni.
La invitiamo a riprovare più tardi e la
informiamo che nelle prossime ore il
sistema verrà potenziato per garantire un
più veloce smaltimento delle richieste.
Grazie
Retribuzioni e carriere nell’ICT per il 2009
Dec 17th
Sono molto attento a questi dati anche se spesso i massimi non vengono mai raggiunti, almeno per i casi che conosco io ma è sempre utile vedere proiettato il proprio profilo professionale in ambito nazionale. Anche quest’anno Assintel propone un frammento della ricerca condotta da IDC nella quale vengono riproposti i dati del 2009 in ambito di retribuzioni e profili professionali in ambito IT.
Inizio con il dire che alcune testate ed onorevoli interlocutori affermano: “non ritonerà più l’IT degli ultimi vent’anni”, loro sembra se ne dispiacciono mentre io non vedo l’ora di essere parte integrante di questa rivoluzione tutta italiana. Se da una parte abbiamo imparato a valutare nella pratica una soluzione informatica piuttosto che un’altra, è anche vero che sempre più spesso le grandi aziende sono pronte ad ascoltare chi è realmente smart: la competitività non sta (più) solo sul prezzo ma sulla fattibilità della soluzione che si propone.
Se guardiamo i dati, purtroppo non suddivisi in maniera attenta per i ruoli organizzativi, notiamo una crescita generica del 3% dovuta sopratutto al rinnovo contrattuale del 2008, in particolare abbiamo:
- Dirigenti: + 2,8% RAL 85.747 con una età media di 47 anni
- Quadri: + 2,7% RAL 51.494 con una età media di 42 anni
- Impiegati: + 2,4% RAL 28.625 con una età media di 35 anni
Molte aziende puntano sulla retribuzione variabile e molte legano questo parametro sul fatturato annuo senza dar peso realmente al lavoro di ogni ufficio o divisione dipartimentale. Molte altre basano la contrattazione sui classici benefit, sempre bene accetti e che possono anche incidere qualche migliaio di euro sulla RAL che viene proposta.
Dal punto di vista geografico i colleghi del Nord Italia, in media, guadagnano il 18% in più di quelli che vivono al Sud e la differenza si accentua se quest’ultimi lavorano in aziende non IT.
Questi sono i dati più interessanti, in generale il mercato IT guadagna l’1,4% ma c’è da sottolineare che la base della ricerca sono state esclusivamente le aziende attive, senza considerare quindi le aziende che in qualche modo sono ucite fuori dal mercato.
Vi ritrovate in qualcuno di questi dati?
Quanto spende l’Italia in ICT?
Oct 8th
Si spende poco e male (e ti pareva)! La terza indagine congiunturale di Assinform parla chiaro: in media spendiamo il 40% in meno dei nostri partners eurupei. Il divario andrà sicuramente ad ampliarsi in quanto il piano triennale non prevede grossi investimenti. I soldi ci arrivano dall’Europa, tra poco dovrebbero arrivare altri 800ML per la banda larga, ma dove andranno a finire? Come saranno spesi, intanto apprendo da Alfredo che in Perù usano internet dappertutto a pochi centesimi di euro.
Come ho già scritto, si sta peggiorando lo si legge tra le cifre degli ordinativi in calo, del fatturato di circa il 50% delle maggiori aziende italiane. E’ vero, viviamo un periodo di basso impatto tecnologico ma questo non giustifica gli investimenti *non fatti* in ricerca e sviluppo. Si taglia sui costi e questi sono quasi sempre identificati nell’ICT, questo è un settore con 390.000 addetti impiegati in 92.000 imprese con un valore sul PIL di 20MLD di euro. Siamo quasi primi in Europa per livello di fatturato ma a quanto pare sono plusvalenze che fluttuano nelle tasche del marketing che prende granparte di questa fetta: produciamo poca innovazione, siamo dei buoni system integrator (siamo abituati a lavorare con lo scotch!) e dei inimitabili venditori!
Non esiste una vera e propria filiera produttiva quando si parla di ICT, occorrre innanzitutto una attena percezione di cosa serve al paese ed alla sua infrastruttura … è incredibile che ancora oggi, ad esempio, Trenitalia non abbia investito sulla banda larga. E’ anche vero, notizia di stamattina, che l’intervista con Fassino al programma Ultime da Babele di ieri è stata annullata, in quanto sul tratto Firenze-Roma non c’era banda a disposizione per una telefonata.
Andiamo comunque avanti, in ordine sparso… come dice Roberdan: piccoli passi ma misurabili!
The Agile Software Developmen
Sep 29th
Oggi sono andato a *rispolverare* i principi del manifesto dello sviluppo Agile. Spesso ci soffermiamo soltanto sull’architettura o i pattern da adottare in fase di sviluppo senza considerare la *filosofia* che c’è dietro. Magari può far comodo, ogni tanto, rileggere la New Methodology introdotta da Martin Fowler.
In the past few years there’s been a blossoming of a new style of software methodology – referred to as agile methods. Alternatively characterized as an antidote to bureaucracy or a license to hack they’ve stirred up interest all over the software landscape. In this essay I explore the reasons for agile methods, focusing not so much on their weight but on their adaptive nature and their people-first orientation. continue …
Why building software is a key priority?
Sep 29th
Leggo ora il post di Jihad Dannawi (Microsoft Australia), circa il perchè dello sviluppo di software in questa particolare fase di crisi finanziaria/economica. La spinta nell’acquisizione di software, d’altra parte, dovrebbe arrivare da due importanti bisogni: Growing the share e Reducing the operational cost. Perchè questo ragionamento mi suona cosi assurdo se penso all’Italia?
Ottima idea quella di “Simon” …
Sep 15th
La settimana scorsa, ascoltando come da consuetudine Caterpillar, ho appreso di un’ottima idea chiamata Simon e realizzata da due ricercatori dell’Università di Verona. Simon, in pratica permette di eliminare l’attesa media all’interno di code numerate (Poste, Uffici, ecc…).
Il funzionamento è molto semplice e ovviamente geniale: sei in fila, mandi un sms a Simon con il numero del tuo ticket ed imposti il reminder a seconda del tempo che vuoi dedicare alle tue altre attività (1 minuto, 2 minuti, 15 minuti, ecc) quindi ti dedichi ad altro ed attendi che Simon ti dica quando recarti allo sportello in base ad un algoritmo di ricerca operativa (credo) che calcola l’attesa media allo sportello.
Ancora più affascinante è il business che c’è dietro, in poche parole il sistema si autofinanzia attraverso il costo del sms. Ora immaginatevi una azienda che è anche in grado di ammortizzare la spesa attraverso un numero verde interno che non necessiti alcun costo per l’utenza e ne viene fuori una grande idea.
Lo stesso business, potrebbe essere ulteriormente stravolto, se ci fosse qualcuno che investa su questa idea: ad esempio utilizzare l’I-Phone con il sistema RedLaser in grado di acquisire l’immagine del codice a barre del ticket attraverso la fotocamera, quindi elaborare il codice tramite un applicazione (I.Simon, per esempio) ed evitare addirittura di inviare *esplicitamente* l’sms!
L’idea è già in fase di adozione, l’Università stessa l’ha adottata con successo, ora occorre qualcuno che investi in maniera convincente!
scatole cinesi…
Aug 28th
Avete mai speso cinque minuti della vostra *utile* esistenza per riflettere sull’influenza del business nei confronti dell’innovazione? Siamo contornati da una innumerevole quantità di prodotti, tecnologie che si aggrovigliano tra loro in funzione del ben definito quanto irremovibile livello di *budget* da raggiungere.
Le persone sembrano essere rimaste ferme, le soluzioni software invece seguono una linea di evoluzione dettata esclusivamente dal rendiconto e non dal fabisogno umano. Prendiamo ad esempio il campo della medicina, si fa ricerca in base alle necessità mediche conosciute o di cui sono note particolari condizioni o scenari di sviluppo. Anche nel campo dell’ingegneria civile, tutto sommato si lavora in questo modo … tranne che per alcuni architetti che sono disposti a farti fare la pipì su di un water largo 20cm ed alto 1 metro e mezzo, ma si sa loro sono fatti cosi!
La tipica riluttanza degli individui comuni nel condividere la conoscenza è frutto di una contromisura, a mio avviso propria del DNA, nei confronti dell’apporto forzato ed ingiustificato rappresentato dalla tecnologia senza se e senza ma. L’aveva detto anche Microsoft qualche tempo fa: Are your people ready? E’ stata buona tutto sommato, è l’unica che ci ha avvertito!!!
A trentuno anni, se dovessi fare un resoconto di quanto ho assimilato negli ultimi 4, ammetterei che il grado di approfondimento di determinate materie o tecnologie è molto più basso che in passato. Non credo dipenda dal fatto che stò invecchiando, credo sia imputabile al fatto che siamo di fronte ad una evoluzione tecnologica che è sempre più distaccata dalla logica e dalle nostre attese. Io, come tutti quelli che fanno il mio stesso lavoro, mi reputo fortunato, sono uno di quelli che non subiscono la tecnologia in maniera passiva ma concorrono (cercano di concorrere) alla propria formazione.
Pensate invece ad un impiegato che lavora in una azienda la quale investe in maniera massiva in soluzioni software avanzate: credete che l’efficienza di questa persona sia aumentata notevolmente in questi ultimi anni? No. L’impiegato, come ogni essere umano è un animale abbitudinario (come diceva qualcuno anni addietro), passa anni a studiare una propria metodologia di sopravvivenza che non è legata all’operatività del proprio compito. Le stesse aziende continuano a sbagliare: affiancano i nuovi assunti a persone con esperienza: mai errore può essere più grande! C’è addirittura chi si vanta di questo approccio chiamandolo *interscambio* di conoscenza.
La spiegazione di tutto questo non può essere esaurita in due parole senza offendere nessuno, la cosa importante è capire bene la sottile distinzione che c’è tra una metodologia di per se *pura* ed il bisogno concreto del mercato. Da questo concetto derivano due diverse responsabilità: la prima di solito io la chiamo *responsabilità sociale* di chi fa tecnologia, l’altra è quella *aziendale* cioè di chi la mette a disposizione all’interno dell’organizzazione. E’ proprio qui che si formano le scatole cinesi.
Ancora una volta ripeto che la soluzione non sta nel software ma nelle persone, nella loro capacità di utilizzare uno strumento per raggiungere un determinato scopo. Ovviamente questo ragionamento ha un limite che è segnato dall’età e dal tipo di lavoro che si svolge ma in assoluto rimane un ottimo modello di pensiero e che può essere applicato con facilità anche al di fuori del campo ristretto della tecnologia.
People as middleware dovrebbe essere il motto di chi fa tecnologia e non limitarsi a creare necessità per penetrare il mercato. Solitamente una tecnologia risolve dei bisogni e non ne crea di nuovi per evitare plusvalenze economiche e di vendita. Ecco le scatole cinesi quindi, una miriade di estensioni, specificazioni e riproposizioni di cose fatte male, già vecchie o troppo verticali.
Abbiamo già sorpassato di molto il punto del non ritorno, da quando abbiamo abbandonato RPC per adottare SOAP e poi riabbandonarlo per il REST … e magari intanto le FrontPage Extension le toglieranno per poi riproporle tra qualche decennio!! Senza considerare che oramai il Web 2.0 è diventato proprietà dei commerciali: sei figo se, scrivi cosi, tagga di quà, pinga di la e ciccicia … manca della sincerità in tutto questo, stiamo rischiando seriamente di scoprire che *tutti noi* in questi anni abbiamo soltanto partecipato ad un planetario sondaggio di mercato.
Microsoft aiuta le Spin-Off con BizSpark
Jul 21st
Per caso oggi sono venuto a conoscenza di questa iniziativa a dir poco spettacolare. Senza dubbio esiste già da tempo ma non ne sono mai venuto a conoscenza, cosa questa molto strana. Di che si tratta? Immaginatevi finalmente liberi di realizzare la vostra idea imprenditoriale, costituite la società (Spin-Off) e Microsoft vi dà la possibilità di entrare in uno speciale programma di partnerships che vi permette di adottare il software Microsoft per lo sviluppo di applicazioni web ad un costo simbolico di pochi dollari … non solo, le vostre idee potranno essere pubblicizzate e la vostra azienda potrà entrare in contatto con innumerevoli altre imprese internazionali. Una sorta di incubatore tecnologico che può *realmente* prendere il posto di alcune delle promesse mai mantenute della nostra politica italiana.
Per maggiori informazioni, qui!
Surface: un passo nel futuro o un tuffo nel passato?
May 8th
Leggo con ironia questo articolo del Corriere che parla del test che stanno portando avanti in questi giorni nella loro redazione sulla *nuova* tecnologia Microsoft Surface. Oltre al piacere della lettura, mi è venuto anche un senso di frustrazione nel vedere come un supporto innovativo in realtà non apporta in alcun modo innovazione ma semplicemente una diversa user experience di una tecnologia oramai consolidata, per alcuni forse vecchiotta.
Ho sempre pensato che la mission della tecnologia sia proprio nel creare alternative alle necessità di oggi, magari addirittura eliminandole attraverso innovazione e sviluppo.
Non vedo quindi utile muovere un documento all’interno di uno schermo, piegandolo, girandolo e magari inviarlo ancora per l’ennessima volta via email … mi aspetterei di non avere più la necessità di utilizzare i documenti! Immaginatevi il solito complesso processo di scrittura e redazione di un documento, quindi la sua stampa e riacquisizione tramite uno scanner ottico, magari incluso in Surface, pazzesco: questa secondo voi è tecnologia?
Ancora sulle immagini o contenuti multimediali: pensate al fatto che utilizzate ancora la vostra macchina fotografica per fare delle istantanee e dovete comunque ripetere la procedura di acquisizione (comunque da qualche parte), quindi giocarci su di uno schermo touch-screen … anche qui nessuno ha eliminato una necessità.
E’ molto frustrante che la tecnologia oggi non ci sorprendi più, siamo incatenati nelle nostre necessità, le nostre *comunità* sembrano dei grandi mainframe finanziari che non possono permettersi altro che aumentare la memoria a disposizione anziche rinnovare le oramai obsolete procedure di gestione dati.
E’ pazzesca la velocità con la quale ci stiamo rimbecillendo.
C’è chi predica bene e razzola male …
May 8th
Tempi di crisi: è qui che si mette alla prova la vision del management di una azienda. Vero anche che nel settore IT, specialmente, la crisi dovrebbe essere presa come un’occasione per ripensare ed ideare nuove occasioni di business. Microsoft, come altre big company *razzola male* e pensare che l’alta specializzazione di una persona Microsoft, come anche altre big company, viene sacrificata per il bene di una company che non può permettersi di non crescere ogni anno.
Siamo al limite dell’incredibile, per me è molto difficile capire le strategie di questo ultimo periodo: siamo passati dalla mega offerta di circa due anni fa per l’acquisizione di uno *zoppo* yahoo fino all’impossibilità di mantenere in vita 5000 professionisti, per lo più senza neanche perdere del tempo nel pensare a come rivedere l’impiego di queste risorse interne in nuovi progetti.
Anche qui, vendere è più importante del saper fare bene … che tristezza e a pensare che queste big company hanno una responsabilità *sociale* altissima nei confronti di chi subisce la tecnologia.
