scatole cinesi…
Avete mai speso cinque minuti della vostra *utile* esistenza per riflettere sull’influenza del business nei confronti dell’innovazione? Siamo contornati da una innumerevole quantità di prodotti, tecnologie che si aggrovigliano tra loro in funzione del ben definito quanto irremovibile livello di *budget* da raggiungere.
Le persone sembrano essere rimaste ferme, le soluzioni software invece seguono una linea di evoluzione dettata esclusivamente dal rendiconto e non dal fabisogno umano. Prendiamo ad esempio il campo della medicina, si fa ricerca in base alle necessità mediche conosciute o di cui sono note particolari condizioni o scenari di sviluppo. Anche nel campo dell’ingegneria civile, tutto sommato si lavora in questo modo … tranne che per alcuni architetti che sono disposti a farti fare la pipì su di un water largo 20cm ed alto 1 metro e mezzo, ma si sa loro sono fatti cosi!
La tipica riluttanza degli individui comuni nel condividere la conoscenza è frutto di una contromisura, a mio avviso propria del DNA, nei confronti dell’apporto forzato ed ingiustificato rappresentato dalla tecnologia senza se e senza ma. L’aveva detto anche Microsoft qualche tempo fa: Are your people ready? E’ stata buona tutto sommato, è l’unica che ci ha avvertito!!!
A trentuno anni, se dovessi fare un resoconto di quanto ho assimilato negli ultimi 4, ammetterei che il grado di approfondimento di determinate materie o tecnologie è molto più basso che in passato. Non credo dipenda dal fatto che stò invecchiando, credo sia imputabile al fatto che siamo di fronte ad una evoluzione tecnologica che è sempre più distaccata dalla logica e dalle nostre attese. Io, come tutti quelli che fanno il mio stesso lavoro, mi reputo fortunato, sono uno di quelli che non subiscono la tecnologia in maniera passiva ma concorrono (cercano di concorrere) alla propria formazione.
Pensate invece ad un impiegato che lavora in una azienda la quale investe in maniera massiva in soluzioni software avanzate: credete che l’efficienza di questa persona sia aumentata notevolmente in questi ultimi anni? No. L’impiegato, come ogni essere umano è un animale abbitudinario (come diceva qualcuno anni addietro), passa anni a studiare una propria metodologia di sopravvivenza che non è legata all’operatività del proprio compito. Le stesse aziende continuano a sbagliare: affiancano i nuovi assunti a persone con esperienza: mai errore può essere più grande! C’è addirittura chi si vanta di questo approccio chiamandolo *interscambio* di conoscenza.
La spiegazione di tutto questo non può essere esaurita in due parole senza offendere nessuno, la cosa importante è capire bene la sottile distinzione che c’è tra una metodologia di per se *pura* ed il bisogno concreto del mercato. Da questo concetto derivano due diverse responsabilità: la prima di solito io la chiamo *responsabilità sociale* di chi fa tecnologia, l’altra è quella *aziendale* cioè di chi la mette a disposizione all’interno dell’organizzazione. E’ proprio qui che si formano le scatole cinesi.
Ancora una volta ripeto che la soluzione non sta nel software ma nelle persone, nella loro capacità di utilizzare uno strumento per raggiungere un determinato scopo. Ovviamente questo ragionamento ha un limite che è segnato dall’età e dal tipo di lavoro che si svolge ma in assoluto rimane un ottimo modello di pensiero e che può essere applicato con facilità anche al di fuori del campo ristretto della tecnologia.
People as middleware dovrebbe essere il motto di chi fa tecnologia e non limitarsi a creare necessità per penetrare il mercato. Solitamente una tecnologia risolve dei bisogni e non ne crea di nuovi per evitare plusvalenze economiche e di vendita. Ecco le scatole cinesi quindi, una miriade di estensioni, specificazioni e riproposizioni di cose fatte male, già vecchie o troppo verticali.
Abbiamo già sorpassato di molto il punto del non ritorno, da quando abbiamo abbandonato RPC per adottare SOAP e poi riabbandonarlo per il REST … e magari intanto le FrontPage Extension le toglieranno per poi riproporle tra qualche decennio!! Senza considerare che oramai il Web 2.0 è diventato proprietà dei commerciali: sei figo se, scrivi cosi, tagga di quà, pinga di la e ciccicia … manca della sincerità in tutto questo, stiamo rischiando seriamente di scoprire che *tutti noi* in questi anni abbiamo soltanto partecipato ad un planetario sondaggio di mercato.
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Chi si ferma è perduto! E chi non ha il titolo che guadagna in borsa fallisce.
Ironia a parte siamo in una overdose da disponibilità di mezzi e come in tutte le situazioni di sovraabbondanza si perde il senso del valore delle cose e delle priorità. Per cui tutti ci ritroviamo a cazzeggiare su Facebook, soprattutto i non addetti ai lavori.
Fra dieci anni avremo ancora gente capace di inventare internet? I prodromi si vedono gia sui sistemi operativi: la roba più giovane che usiamo ha 25 anni sul groppone e quella open source addirittura 40….