In questo periodo di crisi internazionale, noto ancor più una netta distinzione tra queste tre diverse tipologie di approccio ai ruoli aziendali, interni od esterni l’organizzazione (clienti, fornitori, partner, …). A mio avviso, diverse persone approcciano ai loro *doveri* aziendali secondo questi tre modi di vivere se stessi nei confronti degli altri. Provo a descriverne i lati maggiormente evidenti:

Lavoro

C’è chi segue i propri compiti, le attività in genere secondo una sua personale convinzione senza farsi stravolgere da obiettivi o priorità aziendali. Deve lavorare e lo fa senza uscire mai dalla linea della continuità, parla poco. Molto comune a chi ha smesso di formarsi professionalmente o chi in età avanzata svolge un ruolo prevalentemente tecnico. Non consivide alcuna esperienza professionale, conoscenza tacita pura al 100%. Spesso rimpiange i bei tempi.

Passione

La risorsa appassionata spesso crea scompiglio internamente, difficilmente dice di no e non mette particolare attenzione nelle proprie mansioni. Molto veloce nel rispondere ad una email anche in orari impossibili, ottima gestione dei rapporti esterni, internamente crea disfunzione e disagio. Cerca di prevedere i comportamenti, spesso ripete ciò che ascolta. Non ha una misura, non distribuisce in maniera efficiente le sue competenze.

Professionalità

E’ cosciente del suo ruolo all’interno dell’organizzazione, si lavora bene anche quando non è fisicamente in azienda. Atteggiamento propositivo ma nei limiti della propria attività, difficilmente si occupa di questioni che non padroneggia. Cerca continuamente di far andare le cose secondo quanto lui personalmente si aspetta, non ha paura di un confronto anche con chi schedula le sue attività. Accetta compromessi solo per il quieto vivere, le sue soluzioni alternative costerebbero troppo.

Non vi dico a quale categoria appartengo personalmente … dovrebbero essere i miei colleghi a scegliere. Voi ne avete altre da aggiungere?