Sandro Magister, scrive sul foglio del 7 gennaio una attenta analisi di quanto sta accadendo in questi giorni tra lo stato ebraico, Hamas e la comunità internazionale.

Concordo pienamente con quanto riportato dal resoconto di Samir Khalil Samir:

“La radice del problema israelo-palestinese non è religiosa né etnica; è puramente politica. Il problema risale alla creazione dello stato d’Israele e alla spartizione della Palestina nel 1948 – a seguito della persecuzione organizzata sistematicamente contro gli ebrei – decisa dalle grandi potenze senza tener conto delle popolazioni presenti in Terra Santa. E’ questa la causa reale di tutte le guerre che ne sono seguite. Per porre rimedio a una grave ingiustizia commessa in Europa contro un terzo della popolazione ebrea mondiale, la stessa Europa, appoggiata dalle altre nazioni più potenti, ha deciso e ha commesso una nuova ingiustizia contro la popolazione palestinese, innocente rispetto al martirio degli ebrei”. Detto questo, padre Samir sostiene comunque che l’esistenza di Israele è oggi un dato di fatto che non può essere rifiutato, indipendentemente dal suo peccato d’origine. Ed è questa anche la posizione ufficiale della Santa Sede, da tempo favorevole ai due stati israeliano e palestinese. 

E’ come se Israele ereditasse il peccato originale del 1948, ovvero la spartizione forzata di un territorio che non gli apparteneva da parte del vecchio continente, supportato dagli americani. Ora a prescindere da Hamas che va incriminato senza alternativa alcuna, concordo pienamente con quanti riflettono sul fatto che il problema della Terra Santa non è ne religioso, ne etnico ma sostanzialmente politico. Mi rimane molto difficile, però riuscire a giustificare le centinaia di morti di questi giorni (da una parte e dall’altra), in termini altrettanto politici!