Egregio Senatore Stanca,

voglio esprimerle gratitudine per il lavoro che ha svolto nell’ultima legislazione in cui ha ricoperto il ruolo di Ministro per l’Innovazione, nella quale ha dato il via al lungo processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione Italiana attraverso la stesura del Nuovo Codice delle Amministrazioni Digitali. Ancora oggi l’attuazione dello stesso programma, in parte promossa dal precedente governo, ha fatto si che gli elevati costi iniziali della politica da lei promossa stia oggi riscuotendo i primi benefici, in termini di efficienza e efficacia dei processi amministrativi che sono stati inclusi in questa nuova visione della politica digitale senza consierare il risparmio, se pur lieve, in materia di Archiviazione Elettronica e Conservazione Sostitutiva.

Le scrivo oltre che da cittadino, da informatico quindi da persona a lei vicina dal punto di vista di ratio nel suo significato più ampio.

In vista della sua candidatura a Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie per la prossima legislatura, mi permetto di condividere assieme a lei alcuni spunti, frutto di ragionamenti e vicissitudini di chi, come lei, si mette al servizio della comunità per far si che processi decisionali, produttivi, informativi complicati ed arguti diventino lineari e facilmente assimilabili con l’utilizzo di sistemi informativi efficienti ed efficaci.

Inizio con il condividere assieme a lei l’idea che i progetti di e-Government degli ultimi anni hanno fallito in molti punti: sostenibilità, benefici per fare alcuni esempi e che questo è dovuto soprattutto ad un disallineamento dei principali soggetti politico-amministrativi nei confronti della grande innovazione che i progetti finanziati andavano ad apportare.

Si è fatto il passo più lungo della gamba per dirla in termini poco formali. Il pensare di svecchiare la Pubblica Amministrazione e nello stesso tempo proporre al cittadino nuove interfacce digitali e dirette verso l’Amministrazione Centrale e Locale è stato un pensiero buono ma non applicabile nel nostro paese a causa dei meccanismi sociali che governano il concetto di lavoro nella nostra società pubblica. Spesso mi è capitato di progettare e ideare sistemi informativi che automatizzassero alcune procedure chiave nella vita di un cittadino italiano, molte di queste soluzioni centravano le direttive del Nuovo Codice delle Amministrazioni Digitali ed il risultato molto spesso è stato quello di proporre una soluzione totalmente disallineata da ciò che le regioni, provincie, comuni erano realmente pronti a sostenere in termini appunto di mantenibilità, competenze, politica e benefici per il cittadino. La politica da parte sua ha influito anche qui negativamente in questi ultimi anni, ha fatto si che si creassero enormi apparati WI-FI in zone montane ed anche in grandi centri industriali e metropolitani, senza considerare il fatto che se da una parte alcuni di questi comuni avessero circa l’80% di abitanti al di sopra dei 65 anni dall’altra i grandi centri urbani da tempo permettono l’accesso alla banda larga semplicemente adottanto partnership con grandi fornitori locali ed internazionali, senza per questo rinunciare alla soddisfaciliblità del bisogno, anzi del nuovo diritto digitale di comunicare.

Di soluzioni ce ne sono molte, è strano che in questi ultimi anni non sia stata considerata l’opportunità di centrare obiettivi differenti, più piccoli, in un periodo di poco maggiore, non è strano invece se guardiamo questo fenomeno dal punto di vista politico: difficilmente può essere accettato un progetto realmente sostenibile se questo abbracci più legislature, il perchè è molto banale, evito quindi di spiegarlo.

Dalle intenzioni espresse dai principali leader politici credo che ora ci siano le basi per ri-organizzare in maniera efficiente le nuove azioni in materia di Innovazione e Tecnologia magari e questo è un mio consiglio, mirando distintamente a due fasi di intervento: la prima mirata al raggiungimento degli obiettivi proposti in materia di e-Government che coinvolga l’interno della Pubblica Amministrazione Centrale e Locale e che possa realmente creare un modus operandis comune che guardi con maggiore attenzione all’efficienza dei processi informativi interni all’amministrazione; la seconda mirata all’allineamento del’attività quotidiana del cittadino ai nuovi processi della vita sociale e politica della nostra nazione, penso al voto e scrutinio elettronico, penso all’unificazione della Carta d’Identità Elettronica con la Carrta Nazionale dei Servizi e tutti quei programmi che mirano seriamente alla formazione e presa di coscienza da parte di tutti di una vera e propria identità digitale, precisi meccanismi di interoperabilità tra i processi amministrativi e quelli sociali. Si dovrebbe cosi raggiungere una situazione ideale che permetta al CNIPA di agire su specifiche attuazioni legislative senza considerare come vincolante il loro impatto sui processi amministrativi in vigore.

In ultimo vorrei sottoporle il delicato problema dell’adozione di tecnologie cosidette open nei confronti di quelle closed. Si è detto e scritto molto in questi ultimi anni, soprattutto da quando il termine open è entrato nella vita politica italiana e ahimè in alcune campagne elettorali. Come persone che fanno tecnologia e non la subiscono credo pensiamo entrambi che la scelta di una tecnologia, ad esempio un formato documentale debba essere dettato dal preciso dominio applicativo di riferimento e non debba essere condizionato da normative. Mi capita spesso di percepire una divisione netta tra il bene e il male, tra il bianco e il nero, in posizioni prese a priori da aziende che fanno delle questioni sociali il proprio business.

Il mio ultimo suggerimento sta proprio nel cercare portarla alla riflessione su questa delicata questione, il saper intravedere le potenzialità di una soluzione tecnologica a prescindere dalle ideologie è sintomo di quella neutralità della rete che porta solo al bene comune, a qualcosa di realmente sostenibile dal punto di vista sociale e realmente mantenibile dal punto di vista tecnologico. Mai un paese democratico dovrebbe interessarsi in maniera cosi invasiva, come è accaduto in questi ultimi anni in Italia, di tecnologie dal punto di vista normativo, è impensabile forzare l’adozione di una o dell’altra soluzione a livello di legge. Significherebbe, a mio avviso, porre sullo stesso piano necessità diverse e soluzioni comuni, sappiamo bene entrambi che oggi più che mai la dinamicità del campo tecnologico non ci permette di aottare una comune e continua tecnologia per gli anni futuri ma ben si di esaminare politiche a breve termine che rispondano in maniera efficiente ai problemi reali che ci vengono posti di fronte oggi, adesso.

Concludo questa lettera con la speranza che lei, a differenza dei suoi pedecessori, consideri la possibilità di dare vita ad uno spazio personale online sul quale informare in prima persona  i suoi lettori delle sue idee, delle sue passioni, dei suoi problemi, in modo da condividere assieme questo importante impegno che spesso, lo sappiamo bene,  porta a decisioni importanti e che meritano di essere discusse assieme.

Buon lavoro,

Romeo Pruno